Fu un’esperienza terribile, ma poi…
Ci troviamo in una delle ormai tante periferie di Roma, piena come le altre di adolescenti che giocano a pallone in mezzo alla sporcizia, di pensionati che camminano mogi pensando alla gioventù e, quel che più conta, a un modo per riuscire ad arrivare a fine mese, di povera gente straniera venuta fin qui nella speranza di una vita migliore, costretta invece a mendicare per strada e di qualche matto errante che cammina per il quartiere urlando alla gente le sue teorie; di tutto quello, insomma, che i nostri occhi sono abituati a vedere con sgomento ma che ormai, purtroppo, fa parte della nostra realtà.
Sulla targhetta dello sgangherato citofono di un edificio popolare si legge a fatica il cognome Brisetti. Si tratta di una felice famiglia di quattro persone: i genitori, Antonio e Matilde Brisetti, e due figli, Francesco e Claudio, rispettivamente di 16 e 24 anni, e nonostante la loro casa non sia di lusso né si trovi in una zona ricca della città è accogliente ed elegante.
Dei quattro componenti della famiglia qui ne abitano solo tre: Claudio, conseguita la laurea, ha deciso di stabilirsi altrove: ora fa parte di un gruppo di ricerche in Australia; Claudio ha, infatti, una teoria tutta sua, da matto, dicono alcuni, ma lui sostiene che sia corretta e nessuno può toglierglielo dalla testa. Sostiene che, come secondo lui dimostra anche la storia, ogni civiltà debba passare, nel corso della sua esistenza, per tre periodi. Un periodo di miglioramenti veloci in cui il popolo si dà da fare per migliorare la propria condizione perché sa che è possibile arrivare con le proprie sole forze dai ceti bassi fino a quelli più elevati. A questo deve seguire un periodo di stallo, in cui c’è benessere e c’è ancora la possibilità, per i lavoratori volenterosi che non ne godessero ancora, di accedervi e di goderne come gli altri. A concludere queste due fasi, una fase di decadenza, caratterizzata dalla presenza di un governo che non funziona, di uomini ricchi che pur avendo il potere di migliorare la situazione globale non se ne curano, di tasse troppo alte e salari troppo bassi e di gente che, avendo dato tutto, cerca di tirare a campare alle spalle di chi ancora può pagarsi almeno da mangiare.
Ebbene, secondo lui, il nostro paese sta vivendo la fase peggiore, quella di decadenza, che prima o poi finirà col tracollo dello Stato Italiano. Per evitare tutto ciò, secondo la sua teoria, la cosa più saggia è trasferirsi all’estero dove la situazione è migliore, ci sono posti di lavoro e, in base alle competenze di ognuno, questi potrà far carriera e vivere del proprio meritato guadagno: è esattamente quello che ha fatto.
Suo fratello Francesco, invece, studia al liceo scientifico del quartiere e vive come tutti i suoi coetanei tra compiti, sport, festicciole e passeggiate in città. Come studente non lascia per nulla a desiderare, è attento, studioso, diligente come è richiesto e può vantarsi di saper raggiungere ottimi risultati. A sentir parlare i vicini, i parenti ed i professori Francesco è un bravo ragazzo, con giudizio, capace di dire di no anche nelle situazioni più difficili.
Anche oggi, come ogni giorno, lui è a scuola, impegnato a prendere freneticamente appunti illeggibili durante una continua gara di velocità tra la lingua del professore e la punta della sua penna. All’uscita di quello che per molti è un inferno di parole, professori, materie e libri, ma per lui è quasi un gioco, tra l’odore di benzina e il rumore assordante di scoppiettanti marmitte truccate, gli si avvicinano due ragazzi, Aldo e Daniele; i tre si salutano caldamente e cominciano a parlare del più e del meno; esauriti gli argomenti si stavano per salutare, quando Daniele interrompe la conversazione per invitare gli altri due ad una festa. Francesco e Aldo guardano Daniele con aria interrogativa e questi spiega: si tratta di una festa in discoteca per i diciotto anni di un ragazzo, è tutto prenotato e, anche se loro due non conoscono il festeggiato non ha importanza. Una festa è qualcosa per divertirsi, mangiare e bere gratis, non importa conoscere il festeggiato, si affretta ad affermare Daniele, cercando di convincere i due a partecipare. Ovviamente sarebbero entrati di nascosto, mischiandosi agli altri, e si sarebbero celati nel buio della sala da ballo rischiando di essere scoperti solo durante i velocissimi lampi che di tanto in tanto, in tutte le discoteche, illuminano i volti di quei ragazzi che trovano divertente rischiare la vita andando a ballare nottetempo e a caro prezzo in locali mal frequentati.
Aldo accetta di buon grado mentre Francesco ci pensa su. Lui non è solito comportarsi in modo irresponsabile: tutto quello che aveva fatto di nascosto dai suoi genitori fino allora era fumare ogni tanto con qualche suo strano amico ed essere andato in giro per Roma invece di andare a scuola a seguire qualche tediosa lezione di ripasso. Questa volta deve decidere, e velocemente, se accettare l’allettante offerta di una serata senza regole oppure se rimanere nella sua normalità, nella quiete casalinga e nell’affetto dei suoi genitori. Fatta una rapida analisi di tutti i pensieri che gli balenavano in mente, sceglie di accettare. Ovviamente i suoi genitori non dovevano sapere niente: sarebbe uscito di casa all’una di notte, avrebbe sceso scalzo le scale per fare in modo che i suoi non udissero il minimo rumore e, quando si fosse trovato fuori pericolo, superato il cancello del suo palazzo, avrebbe trovato il motorino di Daniele lì ad aspettarlo. Ebbene lui e Daniele rimangono d’accordo così mentre Aldo li avrebbe raggiunti più tardi. I tre dunque si salutano rumorosamente e platealmente, con una di quelle mosse che vediamo fare in televisione dai ricchi cantanti rap statunitensi e ognuno si dirige alla propria dimora.
Durante il viaggio di ritorno a casa, nella mente di Francesco ronzano mille dubbi e perplessità sulla decisione che ha preso: sente di tradire la fiducia che i suoi genitori ripongono in lui, di non essere capace a nascondere la sua assenza ai genitori, ma presto tutte queste idee scompaiono, soppiantate dall’adrenalina, dal desiderio di pericolo e di indipendenza totale, di libertà fine a sé stessa, col solo scopo di dimostrare, non è chiaro a chi, la sua capacità di vivere da solo, senza nessuno che pensi per lui.
E mentre il suo cervello pensa tutto questo, Francesco è salito meccanicamente sull’autobus ed ora sta scendendo alla sua fermata, a pochi passi da casa. Cammina fino al cancello e sale fino alla porta del suo appartamento, entra e tutto sembra normale: saluta i genitori, mangia, racconta la sua giornata e, dopo mangiato, si rintana come sempre nella sua camera, nel suo mondo, fatto di computer, libri e musica rock. Intanto quel sabato pomeriggio passa, veloce e vuoto, come la mente di un perenne ritardatario che corresse veloce su una strada di campagna per arrivare in orario al lavoro. Arriva l’ora di cena. Francesco mangia senza appetito, trangugiando il pasto senza distinguere i sapori, preoccupato com’era per ciò che sarebbe successo se i suoi lo avessero scoperto.
Allo scoccare delle dieci si accinge a cambiarsi per dormire, si sdraia nel letto e cerca di assopirsi e di allontanare dalla sua mente tutti quei pensieri che lo avevano assillato durante il pomeriggio. Questa è una notte movimentata per Francesco, piena di sogni, sussulti ed incubi. In uno di questi si trova a precipitare nel vuoto in un posto buio non si sa quanto profondo; non sa dove sia né perché stia precipitando: sa solo che ha paura e che scende e vola e cade e precipita quando… ecco è l’una, di sicuro Daniele lo sta già aspettando. In casa regna il silenzio, rotto solo dal verso di qualche uccellaccio notturno. Francesco scende lentamente dal letto per evitare di far rumore, si veste piano e, con le scarpe in mano, si avvicina alla camera dei genitori. Li sente russare: tutto sta andando bene. Si avvia scalzo verso l’uscio, lo chiude, si infila le scarpe e scende le scale con passo fulmineo e silenzioso, degno di un felino. Daniele è già ad aspettarlo fuori dal cancello del suo ormai vecchio palazzo. Francesco chiude il portone, dà un’occhiata intorno e sale sul motorino.
I due partono e in pochi minuti sono già davanti all’ingresso del locale. Una massa informe di un centinaio di ragazzi si accalca lì fuori per entrare alla festa e due omaccioni robusti e scorbutici vestiti di scuro sono lì davanti alla porta a far entrare la gente e a domare eventuali risse. Brutta gente, pensa Francesco, e strana poi: perché mai dovrebbero indossare occhiali da sole se è notte inoltrata? E intanto si mette in fila per entrare anche lui. Nell’attesa che il limitato intelletto degli invitati arrivi a comprendere che se cercano di entrare tutti insieme non faranno altro che snervare gli scimmioni da guardia mentre se entrassero civilmente impiegherebbero metà del tempo, Francesco e Daniele riconoscono Aldo che, anche lui, stava cercando di entrare. L’attesa è snervante. Francesco ha sonno ma è eccitato allo stesso tempo: non era mai stato in un posto del genere, non è il posto che fa per lui, e per questo si sente spaesato. Poi tutti sono più grandi di lui di due anni minimo, tutti eccetto Daniele e Aldo che sono suoi coetanei; chissà cosa succederebbe se per qualche insulso motivo una decina di quei ragazzi se la prendesse con me, pensa intanto Francesco sbadigliando vistosamente. Finalmente la coda si sblocca e sono tutti dentro. Francesco e Daniele sono tra gli ultimi a varcare la soglia del posto. Superata la cassa senza pagare perché entrati da invitati alla festa, i tre amici scendono le scale; per Francesco è tutto nuovo e si pone mille domande. Continuano a scendere e si trovano davanti ad una specie di salone doppio arredato a bar con al centro una pedana; qui un uomo di colore con due cuffie esagerate ed un microfono urla un qualche benvenuto agli invitati in una lingua mista tra spagnolo, italiano e un qualche dialetto africano, a cui risponde l’urlo selvaggio della mandria di invitati. La serata comincia, per la sala cominciano a fioccare lampi di luce dei più svariati colori ed un ritmo tribale registrato fa rimbombare le potenti apparecchiature acustiche di cui il locale dispone; allo stesso tempo, la quasi totalità degli invitati si accalca intorno alla pedana centrale del salone e dà sfoggio della sua capacità di controllo, a tempo di musica, del corpo palestrato. I restanti ragazzi, che non sono a ballare, si dividono tra quelli che già hanno bisogno di nicotina e sono usciti un attimo a fumare e quelli che, approfittando della consumazione pagata, stanno con i gomiti poggiati sul bancone del bar, abbuffandosi e bevendo il più possibile. Francesco non sa dove stare perché non conosce nessuno e quindi si guarda intorno spaurito; ogni tanto Daniele, quando lo vede, lo prende e lo porta a ballare con la forza. Francesco non vuole ballare, dice di non essere capace e di temere di fare la figura dello sciocco; le spinte di Daniele e la complicità del buio, però, gli danno coraggio e, come un pattinatore alle prime armi dopo un po’ di pratica decide di staccare le mani dal bordo della pista e provare a raggiungere il centro, così lui dopo un po’ era diventato esattamente uguale a tutti gli altri capi del branco. Un ballerino provetto, insomma, che ogni tanto si reca al bar per bere qualcosa o fuori per riposare un poco le orecchie e rubare a Daniele qualche sigaretta e poi è pronto a danzare di nuovo per il puro gusto di muoversi, improvvisando ogni passo.
Per un paio d’ore quest’attività può risultare divertente ma dopo il fisico non aiuta più, e la stanchezza supera la volontà di restare svegli. Alle quattro di notte infatti Francesco è stremato. Ancora un’ora, forse un’ora e mezza e Daniele lo dovrebbe riaccompagnare a casa; intanto, però, per far fronte alla stanchezza e all’effetto dell’alcool cerca un posto per sedersi. Qual posto più comodo di un divano per smaltire qualche bicchierino di troppo? Francesco si mette comodo sul divanetto del locale e, dopo un paio di minuti che gli sono necessari per riprendersi, un gruppo di strane ragazze gli si siede accanto: si presentano tutte tra risatine acute e pettegolezzi d’ogni sorta e chiedono a Francesco di parlare di sé. Lui le accontenta e comincia un’inutile conversazione in cui si scopre che anche loro sono entrate alla festa senza conoscere nessuno ed ora si stanno divertendo a spese del festeggiato; dopo qualche chiacchiera senza importanza le ragazze propongono a Francesco di andare con loro di nuovo a ballare ma lui rifiuta: è troppo stanco. Il gruppo femminile allora si allontana, rimane solo una giovane, Gloria, dell’età di Francesco accanto a lui a cercare di convincerlo a ballare. Francesco non aveva detto alle altre il motivo per cui non voleva andare né lo avrebbe rivelato se Gloria non si fosse chinata accanto a lui e non gli avesse offerto con tono fraterno un surrogato chimico del sonno. Niente di più semplice, come prendere un’aspirina, lo rassicura Gloria, e lui, trovandosi a dover scegliere se agonizzare stanco morto sul divanetto del locale sotto gli occhi di tutti o ballare con una bella ragazza come lei, sceglie di ballare. Gloria gli porta un bicchiere di qualcosa, lui mette in bocca il regalo e beve. All’inizio tutto è esattamente come prima: Francesco è sempre seduto sul divanetto senza la forza di fare nulla, eccetto accorgersi che la musica ad alto volume non lo aiuta a stare meglio e contemplare la bellezza di Gloria. Un fisico da dea, pensa Francesco dietro i suoi occhi lucidi, e poi com’è vestita! Scarpe con un tacco esagerato, minigonna, niente calze ed un top decisamente troppo alto per essere una ragazza venuta in discoteca solo a ballare e bere a sbafo. Mentre pensa questo, però, Francesco comincia anche a sentirsi meglio, sempre più pieno di energie fin quando non balza in piedi e va con Gloria a raggiungere il gruppo delle altre ragazze per ballare ancora, come se le ore non fossero passate; ora nulla è come prima, Francesco si trova adesso catapultato in un’atmosfera irreale in cui la musica è protagonista. E che musica, poi! Un miscuglio casuale di suoni digitali e tamburi aborigeni che fa muovere le gambe, le braccia, la testa di Francesco e delle ragazze e non solo; ma la cosa strana è che né Francesco né Gloria né le altre ragazze sembrano accorgersi dello squallore della situazione e continuano a ballare. Ora quello che prima era un salotto strano con una pedana al centro e un bancone al posto di una parete, per Francesco è diventato il mondo, un mondo fatto non più di oggetti, di persone, ma di azioni, sensazioni inspiegabili e mai provate, di colori sfuocati e intermittenti e di una costante musica di sottofondo che scandisce il ritmo di ogni azione. Francesco ormai non è più padrone di sé stesso: il suo corpo balla da solo e lui, pur rendendosene benissimo conto, non lo vuole fermare; è affascinato da questa nuova realtà dove non esiste stanchezza e sono le luci e le casse del locale a dettare legge. Ogni persona è un’ombra, ora, e non importa se nella foga di ballare ne urti qualcuna, perché basta chiedere scusa a ritmo di musica e girarsi dall’altra parte perché con un paio di lampi di luce variopinta cambi tutto; certe volte la stanza si dilata, diventa amplissima, altre invece si restringe, il soffitto si abbassa e l’aria manca, altre ancora si deforma assumendo le forme più strane. Poi in alcuni momenti inspiegabilmente si muore di caldo, in altri di freddo, in altri ancora si ha una sensazione strana di prurito ed è tutto questo che a Francesco piace: lui ha il controllo, ne è sicuro. Non è possibile che qualcuno prenda il controllo del suo corpo, pensa, sicuro di sé e felice come un bambino di una serata che sta andando nel migliore dei modi; di tanto in tanto si reca al banco delle consumazioni e si serve addebitando tutto sul conto di qualcuno. La musica intanto non si ferma e Francesco con lei: va da Gloria, le si avvicina e comincia a palparla a ritmo di musica, ridendo scompostamente. Lei risponde alle avance con molto calore fin quando non si trovano distesi a razzolare e urlare di piacere sul lurido pavimento di un bagno, chissà se maschile o femminile, in atteggiamenti che, descritti come osceni, sarebbero minimizzati; nessuno dei due ha la consapevolezza di dove sono né di cosa stanno facendo ma sono semplicemente alla ricerca del piacere fisico ad ogni costo. Tra urla, puzza d’alcool, gridi di piacere, pareti mobili e luci multicolori intermittenti Francesco perde i sensi. Li riacquista subito dopo, però: è nella sua camera, nel letto, in un bagno di sudore. Guarda la sveglia: è ancora sabato e sono le undici e mezza di sera; è stanco, oggi ha passato una giornata strana, tra scuola, pensieri ed incubi ed ha bisogno di riposare. Si gira supino e riprende il sonno.
Non so quanto tempo fa, esattamente, successe tutto questo ma di una cosa sono sicuro: fu un’esperienza terribile, ma poi l’essermi risvegliato nel mio letto mi diede un’importante lezione: è facile finire in situazioni rischiose e senza via d’uscita, in circoli viziosi da cui uscire è quasi impossibile. L’entrata al circolo è libera, anzi, ci sono mille incentivi, e ci saranno sempre persone pronte ad offrire a qualunque malcapitato il primo assaggio di morte.
© 2008
Candidato al concorso letterario Liceo Scientifico Aristotele